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Divani, attenzione a quelli cinesi

Committenti italiani subappaltavano la lavorazione dei divani a mini ditte cinesi che li realizzavano a costi bassi e sfruttando il lavoro di operai in nero. Concorrenza sleale non praticata secondo prezzi stracciati ma stavolta con accordi specifici, grazie ai quali committente e appaltante diventavano un’unica società di fatto.

La qualità del prodotto italiano ancora una volta è “inquinata” dalla produzione straniera a basso costo, per di più sullo stesso territorio nazionale. Stavolta con un raffinato meccanismo d’intesa, per il quale è stato difficile per gli inquirenti stabilire dove finisse l’azienda italiana e dove cominciasse la cinese.

Il settore dei divani è nel mirino da tempo. Diverse procure stanno svolgendo indagini anche su noti marchi nazionali del campo del mobile imbottito. Spesso i cinesi offrono le loro realizzazioni- con i loro materiali a costi estremamente più bassi di quello che spetterebbe all’azienda. Il taglio dei costi è dovuto ai materiali scadenti ed al lavoro in nero spesso degli stessi cinesi. L’azienda fa due conti e aderisce al patto.

L’illecito, secondo gli inquirenti è un iceberg di grosse proporzioni, presente in molte zone d’Italia e molto difficile da scovare. La rete è spesso invisibile; quello che resta da fare al consumatore è valutare sempre al meglio un divano che costa sotto la media. Potrebbe nascondere il lavoro di qualcuno che è sfruttato per dodici ore al giorno.

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