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Domotica, la sua importanza per le disabilità

Nasce da una collaborazione tra l’Università La Sapienza insieme al Tor Vergata ed alla Fondazione Santa Lucia, la prima casa domotica controllabile con gli impulsi cerebrali. Come tutte le case domotiche, essa è guidata da un computer centrale capace di rilevare l’attività elettrica cerebrale; secondo questi impulsi, si aziona poi un robot che si occupa di fare le cose essenziali in casa.

Il computer è, infatti, dotato di una particolare tecnologia che rileva le onde P300 emesse dal cervello quando un oggetto cattura la nostra attenzione: legge, ad esempio, la volontà di accendere le luci e le accende. Sembra qualcosa assumibile ad un miracolo, mentre invece, è già possibile usufruire di un modello base di questa particolare tecnologia. Questa linea di ricerca è giunta alla sua fase tecnica dopo ben dieci anni di studio finanziati da programmi quadro europei nell’ottica del miglioramento della qualità di vita dei disabili o di chi è affatto da malattie neurodegenerative.

Con questa tecnologia, infatti, è possibile aprire le porte, prendere oggetti, accedere e spegnere gli elettrodomestici. Ciò significa molto per l’indipendenza dei diversamente abili. Il sistema computerizzato è in grado di cogliere la concentrazione del soggetto su una cosa, e di intuire quale immagine si forma nella mente, ossia il suo pensiero in quell’attimo. Grazie a questo, si aziona il robot. Che sostituisce la persona, interpretando la sua intenzione.

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