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Laura sopravvissuta alla strage Erasmus: “Ecco come mi sono salvata, ho visto…”

"Vedevo gente volare da una parte all’altra del pullman". Inizia così il racconto di Laura Ferrari, la ragazza modenese di 23 anni che a marzo è sopravvissuta al tremendo incidente che a marzo, in Spagna, ha visto morire 13 studenti in Erasmus. In un'intervista a Repubblica, la studentessa di Giurisprudenza ha raccontato: "Non riuscivo a sentire le grida, solo quei colpi in testa che mi arrivavano da tutte le parti. Ho provato ad aggrapparmi a qualcosa, a qualcuno. Ma è stato impossibile, non riuscivo a trovare un appiglio, un pezzo di qualcosa, non ci riuscivo proprio. Quando l’autobus finalmente si è fermato, mi sono ritrovata incastrata tra morti e lamiere. Ricordo però che gli altri passeggeri mi guardavano, ma non mi aiutavano. Erano tutti sotto shock. Ricordo anche di persone passate di fianco a me che dicevano che ero spacciata". Ma ecco poi arrivare l'aiuto da parte di un angelo: "Elise, la mia migliore amica di Barcellona. Una ragazza belga. Prima mi ha aiutato a liberarmi e poi ha provato a tamponarmi le ferite, perché perdevo sangue in tutto il corpo. Non so davvero dire quanti litri ho perso, so però che nei giorni successivi in ospedale me ne hanno trasfusi tre". A prestarle soccorso, anche un'altra persona: "Una ragazza finlandese che mi ha abbracciato da dietro tenendomi sveglia e ferma. Poi è passata la prima ambulanza e quella ragazza l’ha fatta fermare. Da lì mi hanno portato a Tarragona per un intervento d’urgenza, e poco dopo mi hanno trasferita qui a Barcellona in elicottero, e mi hanno operata. Per 13 ore, mi hanno detto". Poi le cure in ospedale: "Sono stata tenuta in coma farmacologico per 10 giorni. Mi sono svegliata che era aprile. E i miei erano qui con me. Ho subito altri interventi, però sono qui, leggo, cammino quasi normalmente, scherzo. Certo, è dura, ma rimango di buon umore". Da questa terribile esperienza è nato un desiderio: "Mi piacerebbe mettere in campo un’opera di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale, magari con l’aiuto degli amici, di chi mi sta intorno, di chi come me è sopravvissuta a quella notte".

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