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La casa anti-spreco

Si stima che ogni anno il 3% del Pil italiano finisca in spazzatura. Se a lanciare questo dato è il gruppo di ricercatori 'Last Minute Market' dell’Università di Bologna, è certamente vero che questo mare di rifiti si dirama in tanti rivoli che finiscono immancabilmente nelle nostre case, più in particolare all'interno dei cesti della spazzatura. Per non parlare degli spazi di stoccaggio, tra cui armadi e sgabuzzini, ingombri di acquisti rimasti inutilizzati.

Restando in tema alimentare, la somma delle provviste non consumate e smaltite nella differenziata da ogni italiano assommerebbe a 600 euro in media l'anno, ma la maggior parte di noi sarebbe perlopiù scarsamente consapevole rispetto alle ricadute ambientali delle cattive abitudini. L'alternativa offerta da stili di vita più compatibili e dall'attitudine al risparmio è al centro di un inchiesta promossa dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca in collaborazione con Legambiente.

La ricerca è parte del progetto 'Ridere in casa', finalizzato a contenere gli sprechi domestici attraverso l'educazione al consumo critico, anche in riferimento, ad esempio, alla qualità della rete idrica. Le voci di risparmio ottenibili attraverso i comportamenti più semplici sono del resto significative se lette in una logica complessiva.

Tra queste, l'abitudine a monitorare scrupolosamente la data di scadenza degli alimenti riposti in frigorifero, così da accertarsi di avere il tempo di consumarli: un'accortezza che da sola potrebbe ridurre del 24% lo spreco. Ma anche il costante monitoraggio degli elettrodomestici per evitare che restino in stand by così da gonfiare inutilmente la spesa energetica o, ancora, l'abitudine di munirsi al supermercato di shopper riutilizzabili, così da limitare il proliferare degli imballaggi.

(foto © Mattel)

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